manuale per un uso ecologico del maschio
L'attesa è direttamente proporzionale alla fame, la perdita di tempo può essere rigenerazione e messa a fuoco dei problemi. I problemi sanno mettere in risalto autonomamente i propri elementi caratterizzanti, dunque offrono suggerimenti per intervenire, basta far accomodare il tempo sulle proprie ginocchia, accarezzargli i capelli, sorridere un poco, 
Ho la mia forza qui, la mia potenza, solo differite e silenziose che aspettano il rumore evocativo della frusta , per balzare come fiere, e non disperdere il loro ruggito. Quindi anche tu saprai nella tua inconsapevolezza, che salto ferino si può produrre nel vuoto.
Se c'erano degli amori essi vibreranno appesi alla rugiada di un tempo non più trovato, oscilleranno tra gocce cristalline del mattino pronti ad essere inavvertitamente travolti dal passo di chi procede, occhi aperti sul giorno che si ricrea, cuore chiuso ai suoni che provengono dal reticolato di pelle appassionata, chiuso alle storie che hanno scelto per pudore e ribellione di non narrarsi.
Vedo al di là dei tuoi occhi,
dove tu credi si sia posato lo sguardo,
vedo e sento anche nel magma dei momenti
nelle loro infiltrazioni o nella tenuta stagna di un cuore
che non si riconosce fecondo.
Vedo nel mio posizionarmi di lato
i passi della superficialità nel loro muovere,
e mi accontento nel guardare che cammini
ma sempre sei restato,
quasi immobile in un punto interstiziale a me, rivolto.
Continuo a preferire il lato che quando si espone lo fa senza remore, senza mezze misure, che sa pagare il prezzo della propria impudicizia e attende con fiducia o irrequietezza, sempre in un gioco lieve, da dietro, non potendo vedere la propria luce.
Stavo camminando fra persone e osservavo le cose, camminavo con uno di quei passi che rimangono un po' sospesi in aria, quei passi che soppesano come bene sa fare lo sguardo. Camminavo e soppesavo e l'orlo dei pantaloni bianchi soppesava con me, cadeva lento come un insonne, leggermente piegato dal viaggio notturno, dall'accavallamento delle gambe, dallo strofinio dell'altro piede nervoso. I Ray ban sulla testa e non un altro paio di occhiali soppesavano anch'essi; anzi per meglio dire, stavano lì sulla testa a decantare le immagini, scivolavano sulle lenti senza che occhi sensibili sotto, vedessero. Molte cose, molti uomini potevo vedere, chi fermo e seduto, chi in movimento , lungo le piazze e le strade in una primavera che rilancia i suoi odori troppo forti. Era un'uscita speciale quella, l'uscita di gambe che per troppo tempo erano rimaste inerti, l'uscita di occhi che per troppo tempo avevano dovuto evocare solo immagini. E, tutto nei carugi e dietro le bancarelle speziate e colorate dava il senso della fantasmagoria alla quale si erano dovuti sottrarre per la penombra e il pianto pacato. Appoggiando la pianta del piede, sentivo la muscolatura posteriore affermarsi, allora anche il lino accarezzava il culo, e il perizoma soppesava tutto il mio potere osservativo, distanziando tra un gluteo e l'altro, il potere celato, inaspettato, autocelebrativo.
Dormo qui, nei tuoi sogni non più. Sono e sogno non nuvole ma rifrazioni di calore che abbiamo emanato e disperso. Sono e sogno forse ti ho amato e ancora molto, forse, ma non è il punto, nelle nuvole è il punto.Non si rassegnano.


Guardo le cose sempre con rinnovato stupore, in genere è una grossa fregatura, ma non riesco ancora a trattenermi dal farlo. Ho la pretesa di arrivare al cuore dei problemi, ci riesco di rado, ma quando avviene è un'altra fregatura, complicazioni e ispessimenti della cute.
E' meglio sorvolare sopra, come rapaci, è meglio non risalire la corrente. Chissà. In punta di piedi con i guantoni, adesso sto per bussare...
Ricognizione sul corpo della mistica




Gli italiani, intervistati da un inviato del tiggì sull'argomento del giorno: "vi riconoscete nella recente affermazione secondo cui risultate essere un popolo dispettoso?" rispondevano compiacendosi di aver lasciato qualche volta l'amato/a bene scassaminchia, in un eremo suburbano popolato solo da cani randagi, di aver grattugiato con la cartavetrata e arrotato con il diamante l'auto del vicino, di usare abitualmente confezioni di uova marce salmonellate per condire i tendoni dei bar che fanno happy hour. C'era qualcuno che si vantava di aver posticipato il suono della sveglia alla compagna di camera che quella stessa mattina doveva sostenere l'esame universitario. Bene, bonariamente supportato dalla telecamera e dal fare assertivo del telegiornalista, l'italiano/a si sente legittimato e rinforzato nella sua benevola goliardia, si sente come un virgulto monello, libero da vincoli normativi, quindi più astuto, un vincente. Da lì verso il tallio nelle bottiglie di vino del primario, dal cianuro nella minestra della compagna, dall'acting out più efferato e impensabile, non dovrei dire che il passo è breve... ma lo dico, penso effettivamente che lo sia. Ma lo penso non tanto perché messe in atto atroci non siano da contemplare nel bagaglio dell'umanità che è complessità, ma perchè basta lasciare uno spiraglio alla legittimazione e ogni cosa diviene terreno guadagnato all'affermazione di un ideale dell'io arrogante e sfigato nel suo essere così distante dalla bellezza, un 'esistenza fasulla che trova identità nella rappresentazione esterna dela sua irrealizzazione interiore e distrugge oggetti e nei casi più gravi vite umane. Un esempio? Code all'università... ufficio tasse...due entrate, una consentita, l'altra no. Dalla prima si prendono i numeri e si fa l'anticamera, si attende, poi si sale e si continua ad attendere in uno scalone, pressati contro la porta. Molti studenti il numero non ce l'hanno, sono entrati dall'uscita e affermano che giunti lì il numero non serva più. Nessuno dà spiegazioni, nessuno cerca di mediare. Gli infiltrati passano avanti agli altri, vi è caos, voci alte, ci si spinge. Altra mattinata: la testimone ricca dell'esperienza precedente, arriva sulle scale coordinando la situazione, mancando un display di sopra, nessuno può controllare i numeri: Le persone entrate dall'uscita si accorgono del loro errore, tornano al piano di sotto a prendere il numero: All'interno dell'ufficio tasse si crea come per magia una silenziosa coda con i numeri in ordine decrescente.Un popolo che necessita costantemente di una guida, è un popolo che deve crescere o è cresciuto vedendosi anticipare sempre i propri bisogni.
Io vicino a te con una una traiettoria ben precisa nei miei occhi. Ti posso chiedere di nascondere cose sublimi e lasciarle solo intuire quando la mia mano è già avvinta nella danza delle cose, posso far scaturire il tuo fiotto spavaldo o farlo pazientare, chiedere risoluzioni o pudicizie, gesti irruenti e lentissime ricerche. Io ho il ritmo nelle mie mani e nella mia bocca, ho la pressione sanguigna delle labbra che non sanno mentire, ho la dannazione di chi crede alle cose belle, ma anche lo sguardo accorto di chi ha la pazienza di far decantare.